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7.11.2022 – PROJECT FINANCING E RIPENSAMENTO DELLA PA (CdS, III, 19.9.2022 n. 8072)

7.11.2022 – PROJECT FINANCING E RIPENSAMENTO DELLA PA (CdS, III, 19.9.2022 n. 8072)

Il Consiglio di Stato torna ad occuparsi di project financing, definendo il perimetro e il limite della tutela spettante all’aspettativa del promotore privato.

Il caso trae origine da una delibera di Regione Abruzzo successiva ad una proposta, avanzata da un operatore privato nelle vesti di promotore, per la realizzazione di un’opera in regime di finanza di progetto: la Regione, dopo essersi in un primo momento pronunciata nel senso dell’urgenza e rilevanza strategica dell’intervento, ha successivamente mutato orientamento, revocando le precedenti deliberazioni con cui aveva dichiarato la fattibilità dell’opera e la coerenza della proposta alle esigenze di pubblico interesse.

Ripercorrendo e condividendo la giurisprudenza formatasi in materia, il Consiglio di Stato rileva come la fase di valutazione della proposta da parte della PA abbia natura meramente preparatoria alla successiva eventuale indizione della gara.

La stessa consiste, infatti, in una fase pre-procedimentale, collocata a monte dell’avvio della procedura di gara in senso proprio; ne consegue che la PA, nell’esercizio dell’ampia discrezionalità riservatale, può legittimamente scegliere di abbandonare la proposta e non procedere alla realizzazione del progetto.

Trattandosi di scelte che attengono al merito amministrativo, tali considerazioni non sono sindacabili in sede giurisdizionale né, tanto meno, sono idonee a fondare una posizione qualificata in capo al promotore privato.

Nella fase di valutazione della proposta, infatti, l’operatore non è titolare di alcuna posizione giuridica consolidata, bensì di una mera aspettativa di fatto che, come tale, non genera un legittimo affidamento in capo al privato, tanto che “… la dichiarazione di pubblico interesse della proposta non obbliga affatto l’amministrazione né ad approvare il progetto né ad indire la gara …”.

Alla luce di quanto precede, deve ritenersi che il proponente assuma su di sé integralmente il rischio che la proposta non vada a buon fine, restando privo di tutela anche dal punto di vista risarcitorio, poiché non può ravvisarsi “… un comportamento dell’amministrazione contrario ai principi di buona fede intesa in senso oggettivo …”.

A completamento della posizione espressa, il Consiglio di Stato esclude espressamente qualsivoglia violazione, da parte della Regione, delle garanzie partecipative e procedimentali sottese all’adozione della delibera di riesame.

Tali garanzie sono applicabili, infatti, solo alla revoca in senso proprio e, dunque, solo in caso di ritiro di atti durevoli e stabilmente attributivi di vantaggi, restando dal novero esclusi gli atti di ritiro “… ad effetti instabili e interinali …” come quello rilevante nel caso di specie.  

Il promotore, titolare di una mera aspettativa di fatto, può infatti aspirare ad un vantaggio solo potenziale “… meramente ed esclusivamente prodromico alla successiva indizione della gara…”.