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12.7.2022 – LA RIEDIZIONE DEL POTERE A SEGUITO DI UN GIUDICATO DI ANNULLAMENTO (CdS, VI, 4.5.2022 n. 3840)

12.7.2022 – LA RIEDIZIONE DEL POTERE A SEGUITO DI UN GIUDICATO DI ANNULLAMENTO (CdS, VI, 4.5.2022 n. 3840)

Il Consiglio di Stato torna a occuparsi dell’applicazione del principio del cosiddetto ‘one shot temperato’.

Con tale termine si suole riferirsi alle modalità di riedizione del potere che la Pubblica Amministrazione è tenuta ad osservare a seguito di un giudicato di annullamento (cd. giudicato caducatorio).

La sentenza n. 3840/2022 trae origine da un provvedimento di diniego a una richiesta di autorizzazione all’iscrizione all’albo ex art. 106 TUB, emanato dalla Banca d’Italia in sede di riedizione del proprio potere provvedimentale: con precedente sentenza, infatti, il Consiglio di Stato aveva già annullato due provvedimenti di diniego, onerando la Banca d’Italia a nuovamente provvedere e rivalutare la posizione del richiedente sulla scorta degli indirizzi espressi nella pronuncia medesima (cd. giudicato conformativo).

Il Consiglio di Stato ha rilevato come l’effetto conformativo del giudicato non vincola il nuovo procedimento ad un esito predeterminato (nella specie, l’accoglimento della domanda), ma si limita a rimettere all’Amministrazione competente una completa rivalutazione della fattispecie, con conseguente nuovo ed integrale apprezzamento.

E infatti “… laddove, dopo una sentenza di annullamento, l’Amministrazione, pur integrando il rilevato vizio istruttorio o motivazionale, adotti un provvedimento ugualmente non satisfattivo della pretesa, si avrà violazione o elusione del giudicato se l’attività asseritamente esecutiva dell’Amministrazione risulti contrassegnata da uno sviamento manifesto, diretto ad aggirare le prescrizioni, puntali, stabilite con il giudicato …”.

Viceversa, ove ciò non si verifichi, anche un nuovo diniego può essere pienamente legittimo purché faccia applicazione del canone cosiddetto ‘one shot temperato’.

Tale principio, formatosi in sede giurisprudenziale, mira ad “… evitare che l’Amministrazione possa riprovvedere per un numero infinito di volte ad ogni annullamento in sede giurisdizionale; tanto comporta che è dovere della stessa Pubblica Amministrazione riesaminare una seconda volta l’affare nella sua interezza, sollevando tutte le questioni rilevanti, con definitiva preclusione (per l’avvenire, e, in sostanza, per una terza volta) di tornare a decidere sfavorevolmente per il privato …”. Grazie al principio citato, ricorda il Consiglio di Stato, è possibile individuare un punto di equilibrio tra due contrapposte esigenze: da un lato, la garanzia di inesauribilità del potere di amministrazione attiva e, dall’altro, la portata cogente del giudicato di annullamento con i suoi effetti conformativi.